A 30 anni, esodo da Google
(21/06/2007) Incassate le stock option sono andati ai Caraibi o a creare nuove aziende. Inutili gli sforzi dei fondatori Page e Brin per fermarli.
Google non ha ancora dieci anni, continua a crescere tumultuosamente e ad attirare «cervelli» da tutto il mondo ed è, secondo la classifica di Fortune, il luogo di lavoro più ambito dagli americani. Ma già deve affrontare un'emorragia di talenti: più di un terzo dei primi trecento dipendenti assunti dai fondatori Larry Page e Sergey Brin tra il 1998 e il 2002 quasi tutti ingegneri e matematici hanno incassato le loro «stock option» milionarie e se ne sono andati; chi ai Caraibi, chi a fondare nuove aziende informatiche.
Un esodo di queste dimensioni in un'azienda normale è come una campana che suona a morto, la fuga da una nave che rischia di affondare. Ma a Google non c'è niente di normale.
È un'azienda straordinariamente dinamica e innovativa. Anche un po' spaventosa, per la sua capacità di demolire tutti gli argini: regole di convivenza tra imprese, tutela del copyright, rispetto della privacy,
rapporti di lavoro tradizionali. È una rivoluzione che lascia tutti frastornati, mentre Google cambia e cresce alla velocità della luce: successo, arricchimenti, progresso delle carriere, avvicendamento di «cervelli» sempre più giovani e «freschi » reclutati con metodi di ricerca del personale quantomeno originali.
Tecniche che variano da quelle (apparentemente) ludiche, come i «Google Games» i giochi nei quali studenti di università rivali come Stanford e Berkeley si sfidano in discipline che vanno dalle costruzioni Lego ai puzzle più complessi, ai videogiochi di ultima generazione a procedure da «Grande fratello» come lo «screening» di massa dei candidati, realizzato analizzando con un algoritmo matematico i 1300 questionari (ricchi anche di domande su questioni molto personali) compilati ogni giorno da chi vuole entrare nell'azienda di Mountain View... Continua su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/06_Giugno/20/Google_esodo.shtml