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Progettare siti web standard (seconda edizione)

(21/05/2007) Jeffrey Zeldman non è certo una persona qualunque: egli è stato uno dei primi Web designer e da sempre condivide le proprie esperienze pubblicando how to di elevato spessore.

Jeffrey Zeldman non è certo una persona qualunque: egli è stato uno dei primi Web designer e da sempre condivide le proprie esperienze pubblicando how to di elevato spessore. Nel 1998 è stato co-fondatore del Web Standard Project, movimento a favore del rispetto degli standard col nobile obiettivo di porre fine alla guerra dei browser, e nello stesso anno ha cominciato le pubblicazioni di A List Apart, magazine on line di fama mondiale. Con questo libro l'autore persegue una volta ancora il suo originario intento, quello della promozione e dell'uso corretto degli standard Web.

Nonostante il W3C abbia fatto molto, anzi moltissimo, per rendere omogenee le tecniche di sviluppo, sono troppi ancora i player — fra Web designer e sviluppatori di browser ed interpreti — che non prestano la necessaria attenzione agli standard; le raccomandazioni del W3C, insomma, molte volte rimangono tali, mentre dovrebbero rappresentare a pieno titolo un obbligo morale per coloro che ricoprono un ruolo attivo nel settore. Leggendo l'introduzione, abbiamo chiari fin da subito i punti cardine dell'opera: scrivere codice di markup chiaro e pulito, progettare fogli di stile a regola d'arte ed imparare a fondere in completa sinergia questi elementi con il DOM, seguendo pedissequamente le raccomandazioni del W3C.

A fronte di questo sforzo, l'autore promette ottimi risultati, sia in termini di qualità del prodotto finale che di personale soddisfazione. Vogliamo vedere se tutto questo è veramente possibile? Il primo capitolo è l'anello di congiunzione fra la nuova e la passata edizione; il titolo — “Il 99% dei siti è ancora obsoleto” — riprende infatti quello del precedente volume, che esordiva proprio gridando al mondo l'obsolescenza della maggior parte dei siti Web del pianeta. Il fulcro delle argomentazioni risiede nella mancata compatibilità in avanti dei layout, che cadono miseramente ad ogni nuova versione dei browser maggiormente diffusi. Vero è che molti browser non sempre si comportano come ci si aspetterebbe, ma altrettanto vero è che se non implementassero al loro interno sofisticati metodi di correzione degli errori, molti siti non avrebbero scampo.

Pensando a tutti quei siti con codice proprietario, farciti di ActiveX e script di mutuabile foggia e provenienza, ci si stupisce ancor oggi nel vederli funzionare su diversi browser in varie versioni, nonostante gli standard vengano volutamente ignorati. Purtroppo la prassi di sviluppare codice ad hoc per ogni browser, assecondando di volta in volta svariati capricci, è ancora molto diffusa; la guerra delle soluzioni proprietarie, spinta dalla volontà di predominio sui concorrenti, è un morbo che ha lasciato ferite evidenti, ma il cambiamento è alle porte, e non possiamo farci cogliere impreparati. In questa parte del libro, ma anche nei capitoli successivi, l'autore riporta sempre esempi concreti a suffragio delle sue teorie, cosicché il lettore possa toccare con mano quanto riportato.

Oltrepassata questa prima fase, per certi versi scioccante (vedere com'era il codice dell'home page di Yahoo! nel 2000 mi ha fatto drizzare i capelli), ci accingiamo ad entrare nel merito della progettazione attraverso l'utilizzo degli standard. Nel secondo capitolo vengono analizzati e discussi diversi siti di particolare interesse pedagogico; sezionandoli con cura, Jeffrey Zeldman ne evidenzia pregi e difetti, non mancando di elogiare chi, come The Gilmore, dopo la prima edizione — e la prima critica dell'autore — ha posto rimedio agli errori commessi. Largo spazio viene dato alla trinità degli standard Web, così come l'autore ha voluto efficacemente definire la separazione fra struttura, presentazione e comportamento di una pagina Web; viene inoltre introdotto il concetto del Web Semantico, spiegato in termini talmente chiari che sembra un delitto non prestare la meritata attenzione.

Nei vari esempi di portabilità del codice l'autore si sbizzarrisce proponendo gli screenshot di pagine renderizzate da un vasto assortimento di browser, tra i quali spicca l'insolita predilezione per Netscape 4, il nonno di Mozilla Firefox da tempo in pensione, che a detta dell'autore rappresenta l'esempio perfetto di browser non aderente agli standard. A fine capitolo vengono riassunte la compatibilità in avanti di tipo transizionale (design ibrido) e quella di tipo strict come se fossero medicine, con uno stile tanto ironico quanto efficace, fatto di ingredienti, raccomandazioni d'uso, benefici e controindicazioni: illuminante!

Il terzo capitolo, con nobilissima franchezza, ci parla invece dei problemi che affliggono gli standard. L'onestà intellettuale è una virtù pregiata, che molto spesso viene meno proprio nelle menti in cui ce ne sarebbe più bisogno; fortunatamente Jeffrey Zeldman ne è sufficientemente dotato, e grazie a questo possiamo apprendere cosa c'è che non va nei così tanto osannati standard del Web. E quali saranno mai i problemi degli standard web? — vi starete chiedendo — La risposta è semplice: i problemi degli standard Web sono le persone che non li applicano, i browser che non li supportano e più in generale le solite cattive abitudini. In queste pagine non manca l'indispensabile menzione per il male peggiore, Flash.

Non me ne vogliano gli appassionati di questa rivoluzionaria tecnologia, perché non v'è nessun attacco esplicito nei loro confronti; come nella più classica delle storie, il problema non è tanto nella tecnologia stessa, ma nell'uso che se fa. Se è vero che i Cinesi inventarono ed usarono la polvere da sparo solo per deliziare la popolazione con spettacolari fuochi d'artificio, dobbiamo ricordare quali orribili applicazioni invece questa miscela di componenti chimici ha conosciuto; allo stesso modo l'autore descrive l'uso e l'abuso di questa creatura di Macromedia (o dovrei dire Adobe?), con sottile nota critica verso i designer, che negli effetti speciali di Flash malcelano a volte una latente mancanza di vera ispirazione... Continua su http://programmazione.it/index.php?entity=eitem&idItem=36445

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